.:. arte / un debito saldato
Luciano Fabro
dall'8 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027
una sola immagine
.:. Esporre un contemporaneo “classico”, su cui i critici concordano da decenni, accanto a un artista contemporaneo in senso stretto è una specie di punto d’onore dell'Hangar. Non sorprende quindi che alle performance di Aki
Sasamoto, ora in mostra nell'ala Shed dell'edificio, si sia affiancata una retrospettiva di Fabro (Torino, 1936-Milano, 2007) che dell'edificio occupa lo spazio principale. Quest'ultimo è giustamente chiamato
Navate, come se l'Hangar fosse una cattedrale.
.:. Esponente dell’Arte Povera, il noto movimento diffusosi a partire dall’Italia verso la fine degli anni ’60, Fabro aveva un suo tono piuttosto particolare. Il suo approccio non conformista sottolineava il concetto di “
abitare lo spazio”, come recita il sottotitolo della mostra attuale. Lo spazio, secondo Fabro, è un campo d'azione dinamico, il cui nucleo è la relazione tra lo spettatore, le opere d'arte e l'ambiente circostante.
.:. I suoi “
habitat” – come li chiamava, opposti all'idea di installazione – sono stati esposti in molti dei principali musei e centri d'arte d'Europa, compresi la Tate e il Beaubourg. La figlia dell’artista, che ha collaborato attivamente con l'Hangar, sottolinea che invece Milano aveva praticamente dimenticato Fabro dopo la mostra delle sue opere organizzata al Padiglione d'Arte Contemporanea nel 1960. Si può ben dire, ora, che il debito di gratitudine è saldato.