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Qui il trasporto pubblico elettrico non è nato ieri

.:. Una sera di dicembre. Stiamo facendo due passi verso il Mongolian Barbecue di viale Monte Nero in un tentativo di esotismo gastronomico per squarciare il velo di foschia invernale che ammanta la città e quasi nasconde gli addobbi natalizi. Piazza Cinque Giornate è sonnolenta, pressoché deserta a negozi e uffici ormai chiusi. In questa nuvola ovattata appare come una visione in movimento un vecchio tram completamente coperto da piccole luci bianche. È il “Tram di Natale”, iniziativa abbagliante per schiarire lo spirito di festa. Non ne ero cosciente, fino ad allora, di quanto i tram fossero un simbolo di Milano, per me che da quando ero arrivata li avevo considerati niente più che un mezzo di trasporto, più lento della metro ma a volte necessario, bisognoso di pazienza per le auto in doppia fila che di tanto in tanto lo bloccano, ma con il vantaggio di guardare dall’alto la città in movimento. Quella sera l’ho capito: come i taxi gialli di New York o le gondole di Venezia, i tram sono un pezzo dell’identità milanese, un pezzo con una lunga storia che prima o poi, spesso quasi senza accorgersene, accresce l’affetto che si può provare per questa città, che si sia di passaggio o meno.

I primi mezzi pubblici portano indietro fino al 1841, quando le carrozze erano trainate dai cavalli. L’avvento dell’elettricità li mandò in pensione e ancora oggi non è raro attraversare il centro su panche di legno laccato illuminate da lampadari Art Nouveu. Longevi ed estremamente robusti, i tram del modello Carrelli serie 1500 progettato nel 1927 dallo statunitense Peter Witt continuano a condividere le rotaie con altri mezzi più nuovi. Alcuni, in un’epoca di rinnovamento, furono venduti a San Francisco e stanno ancora avendo la meglio sui pendii della città americana.

Nel frattempo Milano puntava al cambiamento: i tram più vecchi erano passati dal color giallo-crema all’arancione istituzionale e nuovi modelli in grado di stare al passo con l’aumento del numero di passeggeri si facevano largo, o meglio si facevano lunghi. Prima il Jumbo, degli anni '70, poi il Sirio, orgoglioso esempio di made in Italy da nuovo millennio, con il design di Pininfarina – lo stesso delle Ferrari, per intendersi -. Sirio ha raggiunto i 35 metri di lunghezza: troppi. Per quanto esteticamente contemporaneo, privo di barriere architettoniche, silenzioso e accessoriato, il lungo convoglio verde si muove a fatica nel traffico e negli incroci di un centro storico che in fondo non nasconde troppo il suo assetto medievale, intricato oltre che congestionato dal traffico. E così ATM, la società di trasporto pubblico milanese, annuncia l’arrivo dei nuovi Sirietto, i fratelli minori, più agili, con 7 metri in meno da portarsi appresso.

Non si va al lavoro né a fare shopping, invece, su altri mezzi che strizzano l’occhio al tempo libero: iniziative come ATMosfera, un ristorante in tour allestito in un tram storico dove pranzare o cenare con i monumenti del centro che scorrono dai finestrini, o gli eventi privati itineranti su rotaia che si possono organizzare noleggiando una vettura. E a conferma di come il passato sia attuale, indovinate il colore del Sirietto, scelto con un sondaggio promosso da ATM? Netta vittoria del giallo-crema, come i tram di una volta. Tecnologia moderna con sapore retrò, per non dimenticare la lunga tradizione dei tram milanesi e affezionarsi un po’ di più a questo pezzo mobile di città.

[Elisa Munafò]

CiaoMilano_TramSui tram qui a CiaoMilano c'è anche un video.
 
 
 

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aggiornato 21 settembre 2018